Il Ministero ha deciso di continuare gli investimenti sul progetto, che si era chiuso con successo a maggio di quest’anno e la consegna di ben oltre 330.000 kmq di territorio italiano analizzati attraverso la lente dell’interferometria.
Allo stesso raggruppamento temporaneo di imprese (TRE, E-geos, Compulab) spetta ora il compito di aggiornare la banca-dati con le immagini acquisite dal satellite ENVISAT, tra il 2003 e Ottobre 2010. A Ottobre ENVISAT ha cambiato orbita e non sarà più utilizzabile per analisi InSAR. Per questo, oltre al processing ENVISAT, si inizierà l’elaborazione dei dati provenienti dalla costellazione di satelliti COSMO-SkyMed, su tre siti campione. Il Piano Straordinario di Telerilevamento Ambientale, parte due, chiuderà pertanto un ciclo e ne aprirà uno nuovo, con indagini operate attraverso sensori ad alta risoluzione.
Ricordiamo che la costellazione di satelliti COSMO-SkyMed (4 satelliti, di cui il lancio del quarto avverrà entro la fine del 2010) rappresenta il più grande investimento italiano nel settore dell’Osservazione della Terra e una realizzazione all’avanguardia in campo mondiale. I sensori COSMO, in banda X, garantiscono frequenze temporali di acquisizione dei dati molto ravvicinate e un’elevata risoluzione e densità dei punti di misura al suolo, e diventeranno sempre più strategici come strumento di monitoraggio dei fenomeni di dissesto.
Il PST è una conferma di quanto le tecniche satellitari siano diventate operative, almeno in Italia, nella mappatura dei fenomeni di deformazione ( subsidenze, bradisismi, faglie sismiche attive, zone vulcaniche e frane lente) e attesta all’Italia un primato nel panorama internazionale. Ci si augura che presto anche altri governi adottino strumenti simili per la difesa del proprio territorio.